Dai film....il meglio...
HOME PAGE

 

DON CAMILLO FERNANDEL GINO CERVI GUARESCHI I FILM BRESCELLO GLI ERRORI FOTO  DAI FILM....IL MEGLIO...

Con l'aiuto insostituibile di Lorena, fans sfegatata come me dei nostri indimenticabili Gino Cervi in una tipica espressione attori abbiamo creato questa pagina dove inseriremo le trame più simpatiche e divertenti tratte direttamente dai film e commentate da lei che ringrazio di tutto cuore per l'ottimo lavoro svolto.

 

 

.......venuto il tempo delle elezioni, si era espresso in modo così esplicito nei riguardi degli esponenti locali delle sinistre che, una bella serata tra il losco e il brusco, mentre tornava in canonica, un pezzaccio d' uomo intabarrato gli era arrivato alle spalle schizzando fuori da una siepe e, approfittando che Don Camillo era impacciato dalla bicicletta al manubrio della quale era appeso un fagotto con settanta uova, gli aveva dato una robusta suonata con un palo, scomparendo poi come inghiottito dalla terra.

Don Camillo non aveva detto niente a nessuno, arrivato in canonica e messe in salvo le uova era andato in chiesa a consigliarsi con Gesù, come era solito fare nei momenti di dubbio.

"Cosa debbo fare?" aveva chiesto Don Camillo.

"Spennellarti un po la schiena con un pò d'uovo sbattuto nell'acqua e statti zitto!" aveva risposto Gesù dall'altare "bisogna perdonare chi ci offende, questa è la regola!"

"Va bene!" aveva obiettato Don Camillo, "qui però si tratta di legnate e non di offese!"..............Don Camillo aveva pedonato, però una cosa gli era rimasta di traverso nel gozzo, come una lisca di merluzzo, la curiosità di sapere chi l'avesse spennellato.

Passò del tempo e una sera tardi, mentre era nel confessionale, Don Camillo vide attraverso la grata la faccia del capoccia dell'estrema sinistra, Peppone.

Peppone che veniva a confessarsi era un avvenimento da far rimanere a bocca aperta, Don Camillo si compiacque.

"Dio sia con te, fratello, con te che più di ogni altro hai bisogno della sua santa benedizione, è da molto che non ti confessi?"

"Dal 1918" rispose Peppone .

"Figurati i peccati che hai fatto in questi ultimi 28 anni, con quelle belle idee che hai per la testa!!"

" Eh si, parecchi!" sospirò Peppone .

" Per esempio?" chiese Don Camillo.

"Per esempio che due mesi fa vi ho bastonato."

"Io non vi ho bastonato come ministro di Dio, ma come avversario politico, è stato un momento di debolezza."

"Oltre questo e all'appartenenza a quel diabolico partito hai altri peccati gravi?"

Peppone vuotò il sacco.

Don Camillo lo liquidò con una ventina fra Pater Nostro e Avemaria.
poi mentre Peppone s'inginocchiava davanti alla balaustra per dire la sua penitenza, Don Camillo andò ad inginocchiarsi sotto il crocifisso e disse:

"Gesù perdonami ma io gliele pesto".

"Neanche per sogno" rispose Gesù. "io l'ho perdonato e anche tu lo devi perdonare, in fondo è un brav'uomo!"

"Gesù non vi fidate dei rossi, quelli tirano a fregare! 

Guardate bene, non vedete che facce da barabba che hanno?"

"Una faccia come tutte le altre, Don camillo tu hai il cuore avvelenato!"

"Gesù, se vi ho servito bene fatemi una grazia, lasciate almeno che gli sbatta quel candelotto sulla schiena!

Cos'è una candela, Gesù mio?"

"No!" rispose Gesù. "le tue mani sono fatte per benedire, non per percuotere!"

Gesù, "le mani sono fatte per benedire, ma i piedi no!"

"Anche questo è vero Don Camillo, però mi raccomando una sola..."

La pedata partì come un fulmine, Peppone incassò senza battere ciglio poi si rialzò e sospirò sollevato " è dieci minuti che l'aspettavo" disse "adesso mi sento meglio"

"Anch'io" esclamò Don Camillo che aveva ora il cuore sgombro e netto come un cielo sereno.

Gesù non disse niente, ma si vedeva che era contento anche lui.

 

 

Don Camillo e Peppone...una sfida continua.

Peppone è un uomo forte, rozzo, violento, è un estremista in politica.

Arrivato a un certo punto, Peppone si trova a dover decidere tra le direttive del partito e la direttiva della sua coscienza di galantuomo e di cristiano, e alla fine ascolta sempre la voce della sua coscienza.

Don Camillo è uguale identico a Peppone, fisicamente e spiritualmente, paragonando l'estremismo a una medaglia, Peppone è il diritto e Don Camillo il rovescio della medaglia. sono due faccie della stessa identica realtà.

L'azione di Peppone provoca in Don Camillo una reazione di eguale carattere e misura, ma qui l'intervento della sua coscienza di cristiano onesto e civile (voce del cristo) lo riporta alla ragione, e alla fine Don Camillo diventa nei riguardi di Peppone il portavoce del cristo e quindi del ragionamento e della coscienza.

Don Camillo è solo la bella copia di Peppone, Don Camillo dev' essere l'insegnamento positivo della mia storia.

Nel caso particolare di Peppone, devo riprendere che si tratta sì, di un comunista rozzo, impetuoso, anche ignorante ma allo stesso tempo umanissimo, obbediente, sfrontato, ligio alla disciplina del partito, egli sente nello stesso tempo attraverso il suo avversario perchè vede in Don Camillo qualcosa in più.

Con Don Camillo ha detto Guareschi "ho inteso metter di fronte due estremismi, quello di Peppone e quello di Don Camillo, sono due individui impastati allo stesso modo, hanno eguale natura.

Fra di loro ho posto il Cristo.

La contrapposizione dialettica tra Don Camillo e Peppone e la loro riconciliazione attraverso le parole del Cristo che è espressione della bontà e della coscienza umana sono una costante nelle novelle, i loro scontri sono necessari per far scaturire dalla riconciliazione un seme di verità e bontà.

Don Camillo e Peppone sono i semi che rendono pubblica la mia politica interna, in ogni scontro c'è uno stesso fatto, visto con posizioni opposte, col tempestivo intervento della voce della coscienza e del buon senso che riconduce alla ragione degli avversari.

 

 

Il giorno dopo Don Camillo andò a trovare Peppone che lavorava.

"Buondì, compagno sindaco, sono venuto per dirti che da due giorni sto ripensando alla descrizione della tua casa del popolo, cerca di stringere un tantino il progetto della tua casa, è troppo grossa, per il mio temperamento."

Peppone lo guardò sbalordito.

La sera stessa Don Camillo lo vide arrivare in canonica accompagnato dal brusco e da altri due pezzi grossi.

Il brusco, che era focoso, si mise a gridare che lui, casomai, sapeva benissimo come andava trattata certa gente.

"Anch'io" rispose Don Camillo, e lasciò cadere il giornale che teneva sciorinato davanti, e allora si vide che, sotto l'ascella destra Don Camillo teneva il famoso mitra che era stato un tempo di Peppone.

Il brusco impallidìe fecero un salto indietro e Peppone allargò le braccia.

"Don Camillo, non mi pare che sia il caso di litigare, se non aveste quel maledetto arnese tra le mani vi risponderei che questo è il più vile ricatto dell'universo."

                     

 

" Don Camillo se ne va" annunciò Peppone "trasferito per punizione in un paese di montagna a casa del diavolo, parte domani alle tre."

"bene!" urlò il consenso "e che crepi lassù."

"in fondo è meglio che sia così" gridò Peppone. "egli credeva di essere diventato il papa-re e se rimaneva bisognava per forza dargli una spazzolata maiuscola, tutta fatica risparmiata!"

 

 

 

Don Camillo si mise a ridere, "a me la faccenda non mi convince e voglio andare a vedere con i miei occhi di cosa si tratta!"

Ormai aveva percorso un centinaio di metri quando Peppone con quattro zampate lo raggiunse," vada indietro lei! glielo ordino come sindaco !ho il dovere di metterla in guardia, perchè come c'è il petrolio, potrebbe esserci altra roba!"

Don Camillo si mise a ridere "ho capito, ti ha preso la fifa e adesso ti secca far vedere ai tuoi gregari che il loro capo prende lezioni di coraggio civile da un povero pretonzolo reazionario come è Don Camillo."

Peppone si sputò nelle mani e gonfiato l'ampio petto, si avviò verso l'incendio con passo deciso.

Camminarono fianco a fianco, Peppone e Don Camillo, e passo a passo stringevano sempre di più i denti e i pugni, studiando con la coda dell'occhio, sperando ognuno che l'altro si fermasse, ma decisi tutti e due a fare ognuno un passo più avanti dell'altro.

"Alt!!!" disse una voce alla quale era impossibile non obbedire, i due si arrestarono nello stesso istante, poi scattarono di corsa come fulmini, dieci secondi dopo uno scoppio tremendo e si ritrovarono seduti per terra in mezzo alla strada e non c'era più anima viva.

Ad un tratto Peppone borbotto " se io l'avessi lasciata andare avanti avrei avuto il piacere di vedere il più nero dei reazionari saltare in aria!"

"Non credo" rispose senza voltarsi Don Camillo. "a venti metri mi sarei fermato perchè sapevo che nella grotta sotto la casa vecchia c'erano sei bidoni di benzina, duecentosessantasei bombe a mano, sette mitragliatrici, prima di dar fuoco alla benzina ho fatto l'inventario," ripresero a camminare, dopo un pò Peppone si fermò "lei ha detto che pericolo c'era, eppure è arrivato fino a cinquanta metri."

"Si capisce lo sapevo come lo sapevi tu" disse Don Camillo" qui c'era in ballo il nostro coraggio personale!"

Peppone tentennò la testa "però siamo in gamba tutti e due, peccato che lei non sia dei nostri!"

"E' quello che penso anch'io, peccato che tu non sia dei nostri!" replicò Don Camillo.

" Però.." continuò Peppone "lei ha detto che che le mitragliatrici erano sette e invece erano otto. chi avrà preso l' altra?"

"Non ti preoccupare " rispose Don Camillo "l'ho presa io, quando scoppierà la rivoluzione proletaria devi stare lontano dalla canonica!"

 

 

 Don Camillo si incamminò tranquillo lungo il canale, verso la fattoria, e Peppone gli disse che si fermasse, o gli avrebbe sparato una scarica tra le spalle.

"Peppone è una bestia cocciuta come un mulo" disse tranquillo Don Camillo "ma non spara alle spalle dei poveri preti che stanno facendo quello che Dio comanda loro di fare..."

 

 

La disfatta

La lotta a coltello che durava ormai da un anno, fu vinta da Don Camillo, il quale riuscì a finire il suo "ricreatorio popolare," quanto alla "casa del popolo" di Peppone mancavano ancora tutti i serramenti.

Il ricreatorio popolare risultò una faccenda molto in gamba, salone-ritrovo per rappresentazioni, conferenze e mercanzia del genere, bibliotechina con sala di lettura e scrittura, area coperta per allenamenti sportivi e giochi invernali, inoltre una magnifica distesa cintata contenente campo ginnico, piscina, pista, giardino per l'infanzia con giostra, altalena ecc...,roba per la massima parte allo stato embrionale, ma l'importante è cominciare.

Per la festa d'inaugurazione, Don Camillo aveva preparato un programma in gamba, canti corali, gare atletiche e partita di calcio in quanto Don Camillo aveva messo insieme una squadra semplicemente formidabile e fu questo, un lavoro cui Don Camillo dedicò tanta passione che, fatti i conti alla fine degli otto mesi di allenamento, le pedate che Don Camillo aveva dato da solo agli undici giocatori, risultarono molto più numerose delle pedate che gli undici giocatori messi assieme avevano dato ad un solo pallone.

Peppone sapeva tutto e masticava amaro, e non poteva sopportare che un partito il quale rappresentava veramente il popolo, dovesse risultare secondo nella gara iniziata con Don Camillo a favore del popolo.

E quando Don Camillo gli aveva fatto sapere che, per dimostrare la sua "simpatia verso i più ignoranti strati sociali del paese" avrebbe generosamente concesso alla squadretta di calcio " Dynamos" di misurarsi con la sua "Gagliarda", Peppone diventò pallido, e fatti chiamare gli undici  ragazzi della squadra sportiva sezionale e appiccicati sull'attenti contro il muro fece loro questo discorso :"giocheremo con la squadra del prete, dovete vincere o vi spacco la faccia a tutti, è il partito che lo comanda per l'onore del popolo".

"Vinceremo!!!!" risposero gli undici, che sudavano per la paura.

Quando lo seppe, Don Camillo radunò gli uomini della Gagliarda e riferì in merito.

"Qui non siamo tra gente rozza e selvaggia come nell'ambiente di quelli là!" concluse sorridendo,"e possiamo ragionare da gentiluomini assennati, con l'aiuto di Dio gli appiccicheremo sei goal a zero, io non faccio minacce, io dico semplicemente che l'onore della parrocchia è nelle vostre mani, anzi nei vostri piedi, ognuno faccia il suo dovere di buon cittadino, se poi naturalmente c'è qualche barabba che non ce la mette tutta fino all'ultima goccia, io mica faccio la tragedia di Peppone che spacca le facce, io gli polverizzo il sedere a pedate!".

Alla festa d'inaugurazione c'era tutto il paese.

E venne il momento della partita, maglia bianca con grande "G" nera sul petto gli undici della Gagliarda e maglia rossa con falce e martello e stella intrecciati con una elegante "D" gli undici della Dynamos.

Il popolo se ne infischiò dei simboli e salutò le squadre a suo modo. "viva Peppone!" o "viva Don Camillo!"

Peppone e Don Camillo si guardarono con molta dignità e si salutarono inchinando lievemente il capo.

Arbitro neutro, l'orologiaio Binella, apolitico dalla nascita.

Dopo dieci minuti di gioco il maresciallo dei carabinieri pallido come un morto si avvicinò a Peppone e seguito da due militari parimenti esangui.

"Signor sindaco..."   balbettò   "crede opportuno che chiami in città per avere rinforzi?"

"Lei può chiamare una divisione, se vuole, ma qui se quei macellai non la smettono di fare il gioco pesante, nessuno potrà impedire che ci scappi fuori un mucchio di morti alto fino al terzo piano, neanche sua maestà il Re lo potrebbe impedire, ha capito?" urlò Peppone.

Il maresciallo si volse verso Don Camillo, che non lo lasciò neanche parlare.

"Io" urlò "semplicemente credo che neanche l'intervento americano in persona potrà impedire che si nuoti nel sangue se quei maledetti bolscevichi non la smettono di rovinarmi gli uomini tirando calci negli stichi!"

"Va bene!" concluse il maresciallo, andando a chiudersi con i suoi due uomini in caserma, perchè tanto lo sapeva che alla fine di tutte queste faccende la gente chiudeva i festeggiamenti dando fuoco alla caserma dei carabinieri.

Il primo goal lo segnò la Gagliarda e ci fu un tale tifo da far tremare il campanile, Peppone con la faccia stravolta si volse verso Don Camillo, strigendo i pugni per buttarglisi addosso, Don Camillo rispose mettendosi in guardia, mancava un millimetro al cozzo, ma Don Camillo vide con la coda dell'occhio che la gente si era immobilizzata e tutti gli occhi erano puntati su di loro.

" Se ci picchiamo noi, qui succede la battaglia di maclodio!" disse Don Camillo a denti stretti.

"Va bene, la faccio per il popolo!" rispose Peppone ricomponendosi.

"E io per la cristianità" rispose Don Camillo.

Non successe niente, ma pochi minuti dopo alla fine del primo tempo, Peppone radunò la Dynamos.

"Fascisti!!!" disse con voce piena di disgusto, poi afferrò per il collo lo smilzo, il centrattacco, "tu, porco traditore, ricordati, quando eravamo in montagna, io ti ho salvato la pelle tre volte, se non segni entro i primi cinque minuti, questa volta te la faccio io la pelle!!"

Lo smilzo iniziato il secondo tempo e avuta la palla, partì... lavorò con la testa, con i piedi, con le ginocchia, col sedere, diede persino una morsicata al pallone, sputò un polmone, si spaccò la milza, ma al quarto minutò spediva il pallone in porta, poi si buttò per terra e non si mosse più.

Don Camillo andò a mettersi dall'altra parte del campo per non compromettersi, il portiere della Gagliarda aveva la febbre per la paura.

I rossi si chiusero in difensiva e non ci fu verso di rompere il cerchio, trenta secondi prima della fine l'arbitro assegnò un calcio di rigore contro la gagliarda.

Il pallone partì, un goal del genere no lo poteva parare neanche Zamora, goal!!!

Ormai la partita era finita.

Don camillo non capiva più niente, corse in chiesa e andò ad inginocchiarsi davanti al Cristo dell'altare maggiore, "signore, perchè non mi avete aiutato?", "e perchè dovevo aiutare te e non gli altri? ventide gambe quelle dei tuoi uomini e ventidue quelle della squadra di Peppone, Don Camillo io mi occupo di affari di anime, non di affari di gambe!"

Entò qualuno in chiesa, ancora ansimante... "Binella!" disse Don Camillo fremendo." Binella qui davanti a me e a Dio non puoi mentire.. il fallo non c'era, quanto ti ha dato quel mascalzone di Peppone per farti fischiare un fallo in caso di partita pari?" "2500 lire" rispose Binella.

"mmmmmm..mm!" muggì  Don Camillo mettendogli i pugni sotto al naso, "ma.." gemette il povero Binella.

"Via!" urlò Don Camillo, indicandogli la porta, e rimasto solo con il cristo dell'altar maggiore disse" ve l'avevo detto io che quello era un venduto.."

"No Don Camillo, la colpa è tua, che per lo stesso servizio gli hai offerto 2000 lire, quando Peppone gliene ha offerte 500 in più, egli ha accettato la proposta di Peppone!"

Don Camillo allargò le braccia!!!

 

 

Per commenti riguardanti l'articolo siete pregati di mandare un messaggio E-mail a botta.ivan@bottaonline.net