Citroen 2 CV
HOME PAGE

 

Chi non si ricorda della mitica Citroen 2 cavalli?

Penso proprio nessuno, chi l'ha posseduta ha avuto sicuramente tante soddisfazioni e tanti bei ricordi che difficilmente verranno dimenticati.

Ripercorriamo insieme la storia di questa mitica vettura.

 

"Faccia studiare dai suoi servizi una vettura che possa trasportare due contadini in zoccoli e cinquanta chili di patate o un barilotto di vino ad una velocita' massima di 60 Km/orari e con un consumo di 3 litri per cento chilometri".

Con questa richiesta del direttore generale Pierre Boulanger nacque una leggenda a quattro ruote destinata a superare qualsiasi aspettativa per la quale era stata concepita e prodotta per oltre 40 anni praticamente immutata se non in minimi particolari.

 

Pierre Boulanger

 

Il fondatore dell'omonima marca, Andre' Citroen, aveva un'innata passione per la meccanica al punto di scegliere come emblema della sua fabbrica una coppia di ingranaggi bielicoidali dei quali possedeva il brevetto.

 

Ingranaggi bielicoidali             Andrè Citroen  

 

Il massimo della sua genialita' lo espresse con la Traction Avant del 1934, (scocca portante interamente metallica, trazione anteriore, sospensioni indipendenti e freni idraulici) un auto dai contenuti modernissimi per l'epoca. 

Fu all'avanguardia anche nel campo delle comunicazioni con una segnaletica stradale sponsorizzata con il suo marchio e in quello della pubblicità illuminando il suo nome con milioni di lampadine la Torre Eiffel, un operazione pubblicitaria passata alla storia.

 

Torre Eiffel

Tuttavia nel 1934 a causa di difficoltà finanziarie la Citroen chiese il fallimento e la famiglia Michelin, suo maggior creditore, acquisto' il 60% del pacchetto azionario ed estromise dal consiglio di amministrazione Andre' Citroen a la vecchia cerchia dirigente che non avevano badato a spese.

Dopo la scomparsa del fondatore, nel 1935, arrivo' un uomo alla direzione della Citroen che non gli si dimostro' inferiore, il suo nome era Pierre Boulanger.
Gia' alla fine di Ottobre comincio' a circolare una voce negli studi e in fabbrica destinata a diventare leggendaria,"vogliono costruire una piattaforma a quattro ruote sormontata da un ombrello!".

Fu proprio da qui che, oltre sessanta anni fa, nacque il progetto T.P.V. Toute Petite Voiture (vettura piccolissima) e da essa derivo' la 2 Cavalli, vettura mito per funzionalita', una leggenda a quattro ruote. 

L'idea prese forma nella mente di Boulanger la mattina presto al mercato,  vedendo i contadini accompagnare consorti e figlie per vendere i loro prodotti con il carretto e i cavalli e attendere pazientemente mezzogiorno per ricondurle a casa, penso' che se questi avessero avuto una vetturetta facile nel condursi anche alle donne, avrebbero potuto starsene alla fattoria ad occuparsi di cose piu' utili.
Pensava ad un veicolo di massa, intravedendo in esso immense possibilita' di mercato. 

Il progetto fu affidato all'ingegnere Andre' Lefevbre e gia' nel 1937 era pronto il primo prototipo marciante della T.P.V. 

 

Prototipo TPV


Il telaio era in Duralinox, i bracci delle sospensioni in magnesio, il motore si avviava con una cordicella sostituita poi più avanti da una manovella, la vettura aveva un unico faro e i sedili consistevano in una tela stesa su di un'armatura di alluminio con la spalliera sorretta da cavetti in acciaio fissati direttamente al padiglione.

Le porte si aprivano solo dall'interno, i vetri (parabrezza compreso) erano realizzati in un materiale simile al plexiglass e scorrevoli in quanto occorreva sporgere il braccio per segnalare i cambi di direzione mentre l'unico tergicristallo presente era azionato a mano. Un telone che partiva dal parabrezza ricopriva l'intera vettura fino al paraurti posteriore. 

La carrozzeria costituita da pannelli in Duralinox, ad eccezione del cofano motore, era firmata da Flaminio Bertoni, un italiano che ben presto avrebbe disegnato anche la DS.
Il prototipo era funzionale ma estremamente brutto da vedere. 

 

Flaminio Bertoni

 

Nello stabilimento di Levallois vennero costruiti subito 250 esemplari in previsione del Salone dell'auto del 1939 per la presentazione al pubblico la quale non avvenne a causa dello scoppio del conflitto mondiale.
La
2 CV definitiva aveva un aspetto piu' civile e colpi' per la sua semplicita' e robustezza, ma anche per il confort, la tenuta di strada e la sua praticità, qualita' all'epoca sconosciute su un auto.

 

2 Cv


Fu presentata al pubblico al Salone dell'Automobile di Parigi del 1948.
Dei 250 prototipi se ne e' salvato soltanto uno in quanto Boulanger nei lunghi anni di gestazione del progetto aveva dato ordine di distruggere tutte le T.P.V. dell'inizio progetto.

Fu un successo di pubblico e di esperti del settore, su di essa si posarono gli sguardi di 1.300.000 visitatori tanto da andare letteralmente a ruba.

 

Salone di Parigi 1948

 

Prezzo d'acquisto e costi di gestione ragionevoli, consumi limitati, buona abitabilita' e comodita' imposero la rustica 2 Cavalli ovunque.

 

Scheda tecnica della 2CV-4 e 2CV-6 del 1970, fra parentesi i dati della 2CV-6

Motore anteriore a 2 cilindri contrapposti
Trazione anteriore
Cilindrata di 435cc (602cc)
Potenza di 26 cv-DIN (28,5 cv-DIN) a 6750 giri/minuto
Freni a tamburo sulle quattro ruote
Dimensioni: lunghezza 378 cm, larghezza 148 cm
Peso: 560 kg
Velocità massima: 102 km/h (110 km/h)

 

Il telaio separato della 2 Cv si e' prestato anche ad alcune variazioni.
Sorvolando sulle commerciali la prima derivata ufficiale e' stata la Ami 6 del 1961.

La sua linea era caratterizzata da un forte squilibrio stilistico, il lunotto posteriore inclinato negativamente era il suo elemento caratterizzante e il maggior difetto e dato che pur riscuotendo consensi in Francia ma non negli altri mercati, con il modello Ami 8 del 1969, fu semplificato il frontale e dotata di lunotto convenzionale.
Da esse hanno avuto origine anche le versioni Break.
Un' altra derivata e' stata la Dyane del 1967, nata come evoluzione in chiave moderna dell'ormai classicissima utilitaria senza mai riuscire a sostituirla ma solo ad affiancarla in una fascia di mercato leggermente superiore.
La derivata d'eccezione pero' e' stata la Mehari nata nel 1968 sempre su telaio della 2 Cv (accorciato di 40 cm) e con carrozzeria di plastica.
Rifacendosi a quanto si faceva da tempo negli Stati Uniti che porto' alla nascita delle "buggy" su telaio del Maggiolino in modo analogo nacque la "Jeep francese" come molti osavano chiamarla pur non avendo quattro ruote motrici (la versione 4x4 arrivo' nel 1980).

 

        

                                                                  Ami                      Ami breack                      Dyane                        Mehari

 

Grazie ad un peso ridotto e rapporti accorciati la Mehari riusciva a superare agevolmente ogni sorta di ostacolo dovendo pagare solo un consumo un po' piu' alto rispetto alla 2 Cv.
Con la serie speciale "Azur" del 1987 si chiuse la parentesi delle derivate ed ebbero inizio le "Serie Speciali".

L'ultima prova su strada della Due Cavalli pubblicata dal mensile del settore "Quattroruote" risale al marzo del 1981.

Ma il pezzo forte fu la tenuta di strada, facile da guidare su tutti i tipi di fondo e in grado di entrare in curva a qualunque velocita' rimanendo saldamente attaccata al terreno.
Tra i difetti finitura troppo spartana e rumorosita' elevata.

 

 

                                         

 

 

                  Charleston

 

 

 

Dyane

 

Per commenti riguardanti l'articolo siete pregati di mandare un messaggio E-mail a botta.ivan@bottaonline.net